JULIA di ERICK ZONCA

Carlo Gambillo
di  pubblicato il 6 Luglio 2020
Micro recensioni

Siamo proprio sicuri che misurarsi con due mostri sacri come John Cassavetes e Gena Rowlands sia una buona idea, anche solo come omaggio dichiarato alla coppia simbolo del cinema indie americano? Tutto in Julia, dal titolo, al personaggio della protagonista ed alla sua fuga con il ragazzino, riporta spudoratamente a Gloria, il capolavoro di Cassavetes che 40 anni or sono vinse il Leone d’Oro a Venezia. 

Tilda Swinton, nonostante l’innegabile bravura e carisma, non è certo all’altezza della Rowlands (chi lo sarebbe?) ma riesce a tener vivo l’interesse in un film che fa acqua da tutte le parti, dal plot veramente improbabile ai clichés più imbarazzanti, tipo i messicani ritratti come macchiette da cartoon di quart’ordine. Se non altro, vedere la Swinton in un film brutto non di Guadagnino, è una piacevole novità. Il regista poi, evidentemente convinto della bontà del progetto, trascina questa ciofeca fino a quasi due ore e mezza…

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