#iffr2020 A morte habita a noite di Eduardo Morotò

Angelo Vianello
di  pubblicato il 26 Gennaio 2020
Micro recensioni

La dissolutezza non  è certo cosa facile da rappresentare. Per niente. Si rischia di essere banali, approssimativi e, soprattutto, poco sinceri.

Quando ho letto che il film si basava sugli scritti di Bukowski mi sono precipitato, anche se il fatto che fosse ambientato in Brasile mi aveva già fatto suonare un campanello di allarme. Ho pensato tra me e me il Brasile è già di per sé rappresentazione di devastazione, sarà troppo ostentato il marciume.

Assolutamente il contrario. Se c’è una cosa che è presente in ogni riga di Bukowski è la verità, non c’è mai neppure il piccolo indizio di pensiero artefatto (e ringrazierò per sempre Don Gambillo per avermelo fatto apprezzare).

In questo film, invece, non l’ho mai sentita. Nemmeno in una scena. Non basta rappresentare disperati che bevono, solitudini che si aggrappano una all’altra, tanto più con delle immagini molto raffinate che tolgono ogni traccia di sporcizia.

Solo un racconto di rottami, ma senza partecipazio

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