#iffr2019 Sons of Denmark di Ulaa Salim

Angelo Vianello
di  pubblicato il 25 Febbraio 2019
Micro recensioni

Ecco il futuro dell’Italia e non solo. Sullo sfondo un leader ultra-nazionalista, sovrappeso che pare un maiale e con l’aria un po’ gigiona (si, lo so, potrebbe ricordare qualcuno) che porta avanti la sua campagna elettorale a suon di proclami xenofobi di formazione fascista e in primo piano la vicenda di Malik e Zacariah, legati a doppio filo al politico e tra di loro in una Danimarca che si scopre intollerante e razzista.


Durante la prima ora il film è piuttosto banale, intriso di retorica su sovranismo e immigrazione, sull’Islam e le motivazioni di chi soffre, vicende già viste una serie innumerevoli di volte, fortunatamente nella seconda parte la tensione cresce, rivelando una pellicola quasi action e il film diventa intrattenimento puro, un thriller etico, patinato e con entrambi i protagonisti assai bòni (no, non il politico).

Film che funzionerà quasi certamente nelle sale, o ancor meglio, su Netflix che vede la sua parte più interessante nelle dinamiche di affiliazione alle cellule terroristiche.

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